Autore: redazione

  • L’Italia riceve 12,8 miliardi dalla Commissione Europea: la penultima rata del PNRR

    L’Italia riceve 12,8 miliardi dalla Commissione Europea: la penultima rata del PNRR

    Ieri, l’Italia ha ricevuto dalla Commissione europea il pagamento della nona e penultima rata del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ammontante a 12,8 miliardi di euro. Questo pagamento è stato effettuato a seguito di una valutazione positiva avvenuta il 29 aprile, che ha attestato il raggiungimento di 50 obiettivi, suddivisi in 34 target e 16 milestone. Tali obiettivi comprendono riforme e investimenti strategici, volti a sostenere la crescita economica e sociale della Nazione, come reso noto da Palazzo Chigi.

    Il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, ha dichiarato che il pagamento della penultima rata porta a 166 miliardi di euro l’ammontare delle risorse ricevute dall’Italia. Questo risultato certifica il raggiungimento del 100% degli obiettivi programmati nei tempi stabiliti, ossia 416 milestone e target, che corrispondono a oltre l’85% della dotazione economica complessiva del Piano italiano e a circa tre quarti degli obiettivi previsti fino alla decima e ultima rata.

    Durante un recente evento sull’attuazione del PNRR, il Vice DG ECFIN della Commissione europea, Declan Costello, ha sottolineato che l’Italia è attualmente la Nazione con il miglior tasso di attuazione del PNRR in Europa, diventando un modello virtuoso per gli altri Stati membri.

    Tra le riforme incluse nella nona rata, si evidenziano l’attuazione del programma GOL e l’adozione del rapporto finale del Piano di audit, uno strumento strategico per migliorare i risultati ottenuti nella riduzione dei ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni, che oggi liquidano i fornitori con tempi medi inferiori a 30 giorni.

    In aggiunta alle riforme, sono previsti numerosi investimenti significativi, tra cui l’implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico per l’85% dei medici di base e l’estensione dei servizi di telemedicina a 300.000 persone. Inoltre, si prevede l’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero per 280 strutture sanitarie.

    Altri investimenti rilevanti comprendono la riduzione delle perdite idriche attraverso la distrettualizzazione di 45.000 reti, il rinnovo della flotta del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco con 3.800 nuovi veicoli, e l’attuazione del programma GOL, che ha raggiunto 3 milioni di beneficiari e formato 600.000 persone. Inoltre, sono previsti il supporto educativo a 44.000 minori nel Mezzogiorno e la digitalizzazione di 7.750.000 fascicoli giudiziari.

    Il Governo Meloni sta attualmente lavorando per il raggiungimento degli ultimi obiettivi previsti dal PNRR, in vista della richiesta di pagamento della decima e ultima rata, oltre alla gestione della complessa fase di rendicontazione conclusiva del Piano.

    “L’Italia ha incassato la nona e penultima rata del PNRR: 12,8 miliardi di euro. Un altro risultato concreto che conferma una verità semplice: sull’attuazione del Piano, l’Italia è oggi davanti a tutti in Europa. Proseguiamo su questa strada, trasformando risorse in obiettivi raggiunti e risultati concreti per cittadini, imprese e territori”, ha dichiarato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un post sui social.

  • Invitalia e MUR: Al via la selezione per investimenti nel Mezzogiorno

    Invitalia e MUR: Al via la selezione per investimenti nel Mezzogiorno

    Il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e Invitalia hanno annunciato l’apertura di una selezione per operatori finanziari, con l’obiettivo di gestire fondi dedicati a investimenti nel Mezzogiorno. Questa iniziativa è parte di un piano più ampio per stimolare lo sviluppo economico e l’innovazione nelle regioni meridionali d’Italia.

    Invitalia, in qualità di gestore del Fondo di Partecipazione, avrà il compito di monitorare e valutare le attività degli operatori finanziari selezionati, assicurandosi che gli investimenti abbiano un impatto positivo sul territorio.

    La selezione è aperta a intermediari finanziari regolati e vigilati, i quali dovranno effettuare investimenti in equity, quasi equity e prestiti. Questi investimenti saranno destinati a startup, in particolare quelle in fase seed, e a piccole e medie imprese (PMI), nonché a grandi imprese operanti nelle regioni di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Le candidature devono essere presentate entro il 20 luglio.

    L’iniziativa mira a sostenere progetti di ricerca applicata e trasferimento tecnologico, con un focus sullo sviluppo di tecnologie innovative strategiche. L’obiettivo è favorire la creazione di soluzioni avanzate, che siano vicine al mercato e capaci di generare un impatto concreto sul sistema produttivo del Sud Italia.

    Le risorse disponibili nel Fondo di Partecipazione MUR ammontano a circa 219 milioni di euro. Ogni operatore finanziario selezionato dovrà gestire un minimo di 30 milioni di euro e affiancare, per ogni operazione di investimento, almeno il 30% di risorse private.

    Gli operatori finanziari saranno responsabili di tutte le fasi del processo, dalla promozione del Fondo alla valutazione dei progetti, fino al monitoraggio e alla valorizzazione degli investimenti. Tra i criteri principali per la valutazione delle operazioni vi sono la qualità dei progetti, la sostenibilità economica e la coerenza con gli obiettivi del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività (PN RIC).

  • Previsioni Istat: Pil Italiano in Crescita dello 0,7% nel 2026 e 2027

    Previsioni Istat: Pil Italiano in Crescita dello 0,7% nel 2026 e 2027

    Secondo le ultime previsioni dell’Istat, il Prodotto Interno Lordo (Pil) italiano è atteso in crescita dello 0,7% sia nel 2026 che nel 2027, dopo un incremento dello 0,5% nel 2025. Questo aumento sarà interamente sostenuto dalla domanda interna, con un contributo positivo di 0,9 e 0,5 punti percentuali rispettivamente per i due anni. Al contrario, la domanda estera netta, influenzata negativamente dal conflitto in Medio Oriente e dall’aumento dei prezzi energetici, avrà un impatto negativo nel 2026 (-0,2 p.p.) e non inciderà nel 2027.

    L’Istat ha evidenziato che nel 2026 i consumi delle famiglie e delle istituzioni senza scopo di lucro (ISP) sono previsti in decelerazione, con un aumento del 0,6% rispetto al +1,1% del 2025. Questo rallentamento è attribuibile all’attenuazione della crescita delle retribuzioni pro capite e all’aumento dell’inflazione. Per il 2027, invece, si prevede una leggera accelerazione della crescita, attesa al 0,7%.

    In merito agli investimenti fissi lordi, si prevede una crescita continua, ma con intensità diverse nei due anni: un aumento del 2,2% nel 2026, sostenuto dagli interventi legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), e una significativa decelerazione nel 2027 (+0,5%) a causa di condizioni di finanziamento meno favorevoli e del ridimensionamento degli stimoli pubblici.

    Per quanto riguarda l’occupazione, misurata in termini di unità di lavoro (ULA), si prevede nel 2026 un rallentamento della crescita (+0,7%, rispetto al +1,3% del 2025), accompagnato da un calo del tasso di disoccupazione, che scenderà al 5,5% rispetto al 6,1% del 2025. Nel 2027, si prevede una decelerazione delle ULA (+0,4%) e una stabilizzazione del tasso di disoccupazione.

    Infine, l’andamento dei prezzi delle materie prime influenzerà l’inflazione, attesa in forte risalita nel 2026: il deflatore della spesa delle famiglie si attesterà, in media d’anno, al 2,9%, per poi tornare al 2% nel 2027 a seguito della normalizzazione delle tensioni internazionali.

  • Wall Street in crisi: il settore tech affonda e i rendimenti dei Treasury volano

    Wall Street in crisi: il settore tech affonda e i rendimenti dei Treasury volano

    Wall Street sta attraversando una giornata difficile, con il Dow Jones che segna un calo dello 0,81% a 51.143 punti. L’S&P 500 scivola dell’1,76%, attestandosi a 7.451 punti, mentre il Nasdaq 100 subisce un ribasso del 3,24%. Anche l’S&P 100 non si salva, con un decremento dell’1,9%.

    Le vendite massicce sui principali indici azionari sono state innescate da forti prese di profitto nel settore tecnologico, dopo il rally che ha caratterizzato le ultime settimane. La situazione è ulteriormente complicata dall’impennata dei rendimenti dei titoli del Tesoro USA, dopo che il rapporto sull’occupazione di maggio ha superato le aspettative, alimentando timori di una politica monetaria più restrittiva da parte della Federal Reserve.

    In un contesto di grande incertezza, S&P Global ha annunciato che non ci saranno modifiche ai requisiti di ammissione ai suoi principali indici. Questa decisione rende improbabile un rapido ingresso di SpaceX nell’indice S&P 500, qualora la società di Elon Musk dovesse debuttare in Borsa attraverso quella che potrebbe diventare la più grande offerta pubblica iniziale della storia.

    Tra i settori in crescita, i beni di consumo per l’ufficio (+2,17%), il settore sanitario (+1,70%) e le utilities (+0,84%) si sono distinti nel listino S&P 500. Al contrario, i comparti più in difficoltà includono l’informatica (-4,37%), i materiali (-1,71%) e l’energia (-1,45%).

    Tra i colossi americani che compongono il Dow Jones, Coca Cola (+3,87%), Procter & Gamble (+3,81%), Johnson & Johnson (+2,76%) e Amgen (+2,71%) hanno registrato performance positive. Tuttavia, i ribassi più marcati si sono verificati su IBM, che ha chiuso con un -5,99%, seguita da Nvidia e Cisco Systems, entrambe con un ribasso del 4,53%. Anche Goldman Sachs ha subito un calo del 3,27%.

    Nel panorama tecnologico, Coca-Cola Europacific Partners (+2,90%), Amgen (+2,71%), Exelon (+2,21%) e Walmart (+2,14%) si sono posizionati tra i migliori. D’altro canto, ARM Holdings ha registrato la peggiore performance con un -10,17%, seguita da Marvell Technology (-9,18%) e Qualcomm (-8,44%).

  • Dexelance Completa con Successo l’Aumento di Capitale da 49,86 Milioni di Euro

    Dexelance Completa con Successo l’Aumento di Capitale da 49,86 Milioni di Euro

    Dexelance, un gruppo industriale di spicco nel settore del design, dell’illuminazione e dell’arredamento di alta gamma, ha annunciato il completamento dell’aumento di capitale in opzione, avvenuto il 4 giugno 2026. L’operazione ha visto la sottoscrizione integrale di 33.017.280 azioni per un valore complessivo di 49.856.092,80 euro.

    Durante la seduta di Borsa, sono stati venduti tutti i 134.948 diritti di opzione non esercitati, un segnale chiaro del forte interesse e apprezzamento da parte degli azionisti esistenti e del mercato nei confronti di Dexelance. Questo risultato è stato evidenziato in una nota ufficiale dell’azienda, che ha sottolineato come l’interesse si sia manifestato fin dai primi giorni dell’offerta.

    Le nuove azioni emesse sono associate a 33.017.280 Warrant Dexelance 2026-2029, i quali inizieranno a essere negoziati su Euronext Milan a partire dal 10 giugno 2026. I warrant saranno esercitabili dal 7 maggio 2029 all’8 giugno 2029, con un prezzo di esercizio fissato a 3,02 euro per ciascuna azione di compendio, in un rapporto di 1 azione di compendio per ogni 5 warrant esercitati. Inoltre, Dexelance ha la facoltà di stabilire un periodo di esercizio aggiuntivo a partire dall’8 giugno 2027.

    Questo aumento di capitale rappresenta un passo significativo per Dexelance, che continua a consolidarsi come uno dei leader nel suo settore. L’operazione non solo rafforza la posizione finanziaria dell’azienda, ma offre anche nuove opportunità di crescita e sviluppo nel mercato del design e dell’arredamento di alta gamma.

  • Nuove Regole sul Trattamento Economico: Le Reazioni dei Sindacati

    Nuove Regole sul Trattamento Economico: Le Reazioni dei Sindacati

    Il recente emendamento al decreto legge sul lavoro ha introdotto una nuova definizione del trattamento economico complessivo per il salario giusto, un tema che sta generando un acceso dibattito tra le organizzazioni sindacali. Questa modifica prevede che il trattamento economico comprenda tutte le voci retributive fisse e continuative, inclusi welfare aziendale e mensilità aggiuntive, escludendo però le voci discrezionali e variabili.

    In particolare, il nuovo emendamento stabilisce che i contratti collettivi nazionali di lavoro, anche se sottoscritti da organizzazioni sindacali meno rappresentative, potranno accedere agli incentivi per le assunzioni se garantiscono un trattamento economico complessivo equivalente a quello definito dalla nuova norma.

    Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha espresso forti critiche nei confronti di questa modifica, sostenendo che essa mina le regole del sistema contrattuale e legittima i cosiddetti “contratti pirata”. Secondo Landini, la nuova norma equipara retribuzione e welfare contrattuale, creando confusione e rischiando di compromettere i diritti dei lavoratori di scegliere la propria rappresentanza sindacale.

    “Nessun lavoratore può ricevere una retribuzione inferiore a quella stabilita nei contratti nazionali firmati da Cgil, Cisl e Uil”, ha affermato Landini, sottolineando l’importanza di mantenere standard elevati nella contrattazione collettiva.

    La segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo, ha condiviso preoccupazioni simili, dichiarando che non vi è necessità di un intervento legislativo in un ambito già oggetto di discussione tra le parti sociali. Buonomo ha avvertito che l’emendamento potrebbe indebolire il principio di riferimento ai contratti più rappresentativi per la definizione dei trattamenti economici.

    “Continueremo a sostenere il valore della contrattazione collettiva e delle relazioni industriali”, ha concluso Buonomo, evidenziando la necessità di strumenti efficaci per garantire tutele adeguate ai lavoratori.

  • Pil Eurozona in calo: -0,2% nel primo trimestre 2026

    Pil Eurozona in calo: -0,2% nel primo trimestre 2026

    Eurostat ha recentemente pubblicato una revisione al ribasso delle stime sul Pil dell’area euro per il primo trimestre del 2026, registrando una diminuzione dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Questo dato si discosta dalle previsioni del consensus, che indicavano una stabilità con un incremento dello 0,1%. Anche nell’Unione Europea, il Pil ha mostrato un calo, seppur più contenuto, dello 0,1%.

    Nel quarto trimestre del 2025, il Pil era aumentato dello 0,2% in entrambe le aree, suggerendo un significativo rallentamento dell’economia europea. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, il Pil destagionalizzato ha mostrato un incremento dello 0,3% nell’Eurozona e dello 0,7% nell’Unione Europea, evidenziando un notevole rallentamento rispetto ai tassi di crescita dell’1,2% e dell’1,4% rispettivamente registrati nel quarto trimestre del 2025.

    In contrasto, gli Stati Uniti hanno registrato un aumento del Pil dello 0,4% nel primo trimestre del 2026, dopo un incremento dello 0,1% nel trimestre precedente. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il Pil americano è aumentato del 2,6%, un dato che si confronta favorevolmente con il 2% del trimestre precedente.

    Analizzando i dati a livello regionale, la Danimarca ha registrato l’aumento maggiore nel primo trimestre, con un +1,9%, seguita da Estonia e Malta con un +1,1%. Tuttavia, si sono verificati cali significativi in Irlanda, dove il Pil è diminuito drasticamente del -12,1%, a causa delle fluttuazioni legate alla presenza di multinazionali. Anche altre nazioni come Lituania (-0,3%), Svezia (-0,2%) e Francia (-0,1%) hanno mostrato segni di contrazione.

    Il contributo alla crescita del Pil nell’Eurozona è stato influenzato da diversi fattori. La spesa per consumi finali delle famiglie ha avuto un impatto positivo sia per l’area euro che per l’Unione Europea, contribuendo con +0,1 punti percentuali per entrambe. Anche la spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche ha mostrato un effetto positivo simile. Tuttavia, la formazione lorda di capitale fisso ha avuto un impatto negativo di -0,1 punti percentuali per entrambe le aree, così come la variazione delle scorte, che ha avuto un effetto negativo per l’Eurozona e trascurabile per l’Unione Europea. Infine, le esportazioni meno importazioni hanno contribuito negativamente, con un impatto di -0,3 punti percentuali per l’Eurozona e -0,2 punti percentuali per l’Unione Europea.

  • Intesa Sanpaolo lancia un’OPAS su MPS: nasce la seconda banca italiana

    Intesa Sanpaolo lancia un’OPAS su MPS: nasce la seconda banca italiana

    Intesa Sanpaolo ha ufficialmente lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria su Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS). L’operazione prevede un corrispettivo di 16 azioni ordinarie Intesa per ogni 10 azioni MPS, con un premio del 12,5% rispetto alla chiusura del 5 giugno.

    Questo passo strategico mira a rafforzare la leadership europea di Intesa Sanpaolo, guidata da Carlo Messina, nel settore del Wealth Management, Protection & Advisory, e a garantire una sostenibilità nella creazione di valore per tutti gli stakeholder. L’operazione è progettata per minimizzare i rischi di integrazione, sfruttando la comprovata capacità di Intesa Sanpaolo di realizzare integrazioni di successo.

    Per gestire le questioni antitrust, Intesa Sanpaolo ha siglato un accordo vincolante con Unipol Assicurazioni, che prevede la cessione di un’entità giuridica bancaria comprendente il marchio MPS, circa 635 filiali e la maggior parte delle strutture centrali necessarie per operare in modo indipendente, per un corrispettivo di circa 3-3,5 miliardi di euro.

    Intesa Sanpaolo manterrà Mediobanca e circa 625 filiali di MPS, insieme a una componente limitata di strutture centrali, rappresentando circa l’80% dell’utile netto 2025 di MPS e Mediobanca.

    In seguito alla decisione di promuovere l’offerta, il Consiglio di Amministrazione di Intesa Sanpaolo ha approvato l’acquisto di una partecipazione del 3,01% nel capitale sociale di Assicurazioni Generali e la sottoscrizione di un contratto derivato di copertura.

    Il 10 settembre 2026 è stata convocata un’Assemblea Straordinaria degli azionisti presso il Nuovo Centro Direzionale di Torino. L’ordine del giorno include la proposta di attribuzione al Consiglio di Amministrazione della facoltà di aumentare il capitale sociale, con l’emissione di un massimo di 5,7 miliardi di nuove azioni ordinarie, a servizio dell’OPAS su MPS.

    Carlo Messina ha dichiarato: “Questa operazione si propone di stabilizzare il sistema bancario italiano attraverso l’acquisizione di MPS e Mediobanca. Con la cessione a Unipol, si mantiene una forte identità e si crea la seconda banca italiana.”

    Messina ha anche evidenziato che l’operazione consente a Unipol di fondere la componente di MPS con BPER, rafforzando ulteriormente l’azionariato italiano. Ha aggiunto che l’acquisizione di MPS porterà all’interno del gruppo anche tutti i titoli di Stato attualmente in possesso di Montepaschi, contribuendo alla stabilità del sistema.

    Infine, Messina ha chiarito che non ci sono intenzioni di acquisire Generali, ma piuttosto di mantenere una partecipazione strategica nel capitale.

  • Il Paradosso Nucleare: Sogni di Energia e Paure Locali

    Il Paradosso Nucleare: Sogni di Energia e Paure Locali

    Immaginate un futuro in cui le bollette della luce sono azzerate, migliaia di posti di lavoro altamente qualificati sono disponibili nelle vostre vicinanze e le comunità locali prosperano grazie a nuove scuole e parchi pubblici finanziati da royalties energetiche. Sembra un sogno per molti sindaci italiani, ma c’è un prezzo da pagare: l’accettazione della costruzione di una centrale nucleare a pochi passi da casa. E la risposta della maggior parte degli italiani è un chiaro e deciso ‘no’.

    Il dibattito sul ritorno all’energia nucleare in Italia è acceso e complesso, caratterizzato da passioni politiche e considerazioni tecniche. Tuttavia, si scontra con un ostacolo significativo: la sindrome NIMBY (Not In My Back Yard). Gli italiani sembrano disposti a discutere dell’energia nucleare per il bene del Paese, ma solo a condizione che i reattori siano situati lontano dai loro comuni.

    Il Rifiuto Nucleare: La Mappa delle Distanze

    Recenti ricerche demoscopiche, tra cui sondaggi condotti da Ipsos, evidenziano una netta spaccatura tra l’opinione pubblica e la realtà geografica. Se l’idea di includere il nucleare nel mix energetico nazionale per ridurre le emissioni di CO2 sta guadagnando un certo consenso, il supporto crolla quando si tratta di posizionare una centrale nucleare vicino a casa.

    Un sorprendente 91% dei cittadini rifiuta categoricamente l’idea di avere un reattore nucleare a pochi chilometri da casa. Inoltre, il 39% non vorrebbe una centrale nucleare sul suolo nazionale, indipendentemente dalla distanza. Tra coloro che sono disposti a considerare la costruzione, il 29% accetterebbe solo se l’impianto fosse situato a oltre 100 chilometri, mentre il 23% si accontenterebbe di una distanza di 50 chilometri. Solo un esiguo 9% non avrebbe problemi a convivere con una centrale nucleare nelle vicinanze.

    Superare il No: Le Condizioni per il Consenso

    Esistono modi per convincere una comunità locale a ospitare un’infrastruttura nucleare? Secondo la sociologia ambientale e l’economia dell’energia, la risposta è sì, ma il prezzo da pagare è alto. Analizzando modelli esteri, come quelli di Francia e Stati Uniti, emergono quattro condizioni chiave per trasformare i ‘no’ in ‘forse’.

    1. La ‘Bolletta Zero’ e il Tesoretto Comunale: Le comunità tendono ad abbassare le difese se i benefici economici sono immediati. Ciò include sconti significativi sui costi dell’energia e trasferimenti di denaro alle casse comunali, che possono tradursi in servizi pubblici migliori.
    2. Lo Scudo contro la Crisi Occupazionale: Una centrale nucleare crea posti di lavoro stabili e ben remunerati per decenni, un argomento difficile da rifiutare in aree con alta disoccupazione.
    3. Trasparenza Totale e Diritto di Veto: Il consenso aumenta quando i cittadini sono coinvolti nelle decisioni, hanno il diritto di esprimersi tramite referendum e possono monitorare la sicurezza ambientale attraverso comitati di controllo.
    4. L’Effetto Abitudine: Chi vive vicino a centrali nucleari esistenti tende a essere più favorevole alla costruzione di nuovi reattori, grazie alla familiarità e all’assenza di incidenti.

    La Sfida del Futuro

    Nel dibattito sulla transizione ecologica e l’indipendenza energetica, la vera sfida per i sostenitori del nucleare non sarà solo trovare finanziamenti o tecnologia adatta, ma anche identificare un luogo in Italia dove i cittadini siano disposti a dire: ‘Sì, costruitela pure qui’. Una sfida che richiede più di semplici decreti: è necessaria la fiducia delle comunità locali.

  • ING lancia un assistente AI per velocizzare le domande di mutuo nei Paesi Bassi

    ING lancia un assistente AI per velocizzare le domande di mutuo nei Paesi Bassi

    ING ha recentemente avviato un progetto innovativo nei Paesi Bassi, introducendo un assistente AI per accelerare il processo di richiesta di mutui. Questo strumento, inizialmente lanciato come progetto pilota a marzo, è ora in fase di rollout su scala più ampia, con l’obiettivo di semplificare le domande di mutuo che richiedono normalmente una valutazione manuale.

    L’assistente AI analizza le domande di mutuo, permettendo una comprensione più rapida dei casi e fornendo spiegazioni sui possibili risultati. Inoltre, suggerisce modi per far progredire le pratiche, mantenendo sempre un dipendente ING responsabile della valutazione finale e della decisione su ogni richiesta.

    Tom Degen, responsabile dei mutui di ING Paesi Bassi, ha dichiarato: “Con l’assistente mutui agentico, stiamo facendo il passo successivo nel supportare le domande di mutuo per fornire decisioni più rapide e risultati più chiari per i clienti e i broker. Analizzando i casi e fornendo approfondimenti, l’assistente si occupa di parte del lavoro di valutazione, consentendo ai nostri colleghi di concentrarsi su domande più complesse e sul contatto personale con i broker.”

    Il progetto pilota si espanderà gradualmente, con l’assistente AI che assumerà sempre più compiti operativi. Questo sviluppo mira ad accelerare i tempi di elaborazione e garantire maggiore coerenza nel processo di mutuo, creando così un’esperienza più rapida e personalizzata per clienti e broker.

    Bahadir Yilmaz, chief analytics officer di ING, ha aggiunto: “Per i clienti, ciò che conta non è la tecnologia stessa, ma ottenere risposte chiare e affidabili di cui possono fidarsi. Questo pilota dimostra come l’AI agentica possa aiutare a elaborare le domande di mutuo in modo più efficiente, mantenendo le decisioni spiegabili e in linea con le norme di governance e i principi orientati al cliente di ING.”