In Breve
- Qual è l'importanza dell'intelligenza artificiale per le PMI in Italia?
- L'intelligenza artificiale offre opportunità significative per migliorare prodotti e processi nelle PMI italiane.
- Qual è la crescita prevista del mercato dell'AI in Italia?
- Il mercato dell'AI in Italia è stimato a 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 50% attesa tra il 2024 e il 2025.
- Quali sono le sfide principali nell'adozione dell'AI per le PMI?
- Le PMI affrontano sfide come la mancanza di competenze e la necessità di investimenti in formazione.
L’intelligenza artificiale (AI) è diventata parte integrante della quotidianità delle imprese italiane e rappresenta una grande opportunità per il sistema Italia, in particolare per le piccole e medie imprese (PMI). Il Forum Ai.Dea, che si svolgerà il 16 e 17 ottobre a Bologna, organizzato da Confindustria e Nomisma, si concentrerà sul rapporto tra intelligenza artificiale e mondo delle imprese.
Secondo Maurizio Marchesini, vicepresidente di Confindustria e di Nomisma, l’AI è accessibile, poco costosa e altamente adattabile al modello produttivo italiano. Nel suo gruppo, l’uso dell’AI ha portato a miglioramenti significativi in termini di prodotti e produttività, consentendo di identificare soluzioni e percorsi di sviluppo precedentemente inimmaginabili.
Il mercato dell’AI in Italia è attualmente stimato attorno a 1,8 miliardi di euro, con previsioni di crescita del 50% tra il 2024 e il 2025. Tuttavia, l’adozione dell’AI avviene a due velocità: mentre l’84% delle grandi imprese ha già acquisito licenze di intelligenza artificiale generativa, solo l’8% delle PMI ha avviato progetti strutturati. Questo posiziona l’Italia al diciottesimo posto tra i 27 Paesi dell’Unione Europea per quanto riguarda l’adozione dell’AI.
L’AI è particolarmente adatta al sistema industriale italiano grazie alla sua capacità di offrire prodotti su misura e di occupare nicchie di mercato. Inoltre, può contribuire a contrastare il calo demografico e il deficit di competenze, a condizione che ci sia un investimento significativo in formazione e nella figura di analisti capaci di comprendere le reali esigenze delle imprese.
Per favorire un’adozione più rapida dell’AI, è necessario rafforzare il legame tra imprese e università, colmare il gap tra idee e competenze applicative e semplificare le procedure attraverso politiche pubbliche che eliminino colli di bottiglia. L’esperienza delle politiche Industria 4.0 e 5.0 può fornire utili spunti in questo senso.
Tra gli esempi di applicazione dell’AI, si evidenziano l’uso di istruzioni in linguaggio discorsivo in gruppi con migliaia di programmatori e la possibilità di assistere medici in remoto in contesti a bassa densità di servizi. Alberto Tripi, presidente di Almaviva, definisce l’AI come intelligenza aumentata, sottolineando che, sebbene sia indispensabile, non può prescindere dall’apporto umano.
Entrambe le posizioni richiamano alla necessità di stabilire regole condivise e globali per governare questa rivoluzione tecnologica, limitando abusi come la diffusione di fake news e l’uso improprio dei dati. In conclusione, l’adozione dell’AI non è opzionale per le imprese; offre vantaggi significativi nella gestione di prodotti, processi e scelte di mercato, ma richiede investimenti in competenze interne e una collaborazione attiva con il sistema della ricerca per formare le nuove professionalità richieste.

