In Breve
- Qual è il punteggio dell'Italia nell'I-Com Ultrabroadband Index 2026?
- Il punteggio è salito da 50 a 55 punti.
- Qual è la posizione dell'Italia nella classifica Ue?
- L'Italia è scesa al 15° posto.
- Qual è la percentuale di copertura 5G in Italia?
- La copertura 5G raggiunge il 99,8% delle famiglie.
Il punteggio dell’Italia nell’I-Com Ultrabroadband Index 2026 è aumentato da 50 a 55 punti, ma sorprendentemente, il Paese è sceso dal 14° al 15° posto tra i 27 Stati membri dell’Unione Europea. Questo cambiamento segnala che, nonostante i progressi interni, l’Italia non riesce a tenere il passo con la crescente dinamica europea.
L’indice si basa su 22 indicatori, di cui dieci valutano l’offerta di infrastrutture di connettività e dodici la domanda di servizi e tecnologie digitali. La graduatoria evidenzia il predominio dei Paesi nordici, con Danimarca, Paesi Bassi e Finlandia ai primi tre posti, rispettivamente con 71, 70 e 69 punti.
In termini di offerta, l’Italia ha raggiunto 67 punti, collocandosi al 13° posto, mentre per quanto riguarda la domanda, il punteggio è di 45 punti, portandola al 16° posto. Questo divario indica che, sebbene le reti e i servizi siano disponibili, non si traducono ancora in un utilizzo diffuso da parte della popolazione.
Un aspetto positivo è rappresentato dalla copertura delle reti: il 5G raggiunge il 99,8% delle famiglie, mentre la fibra FTTH arriva al 77,6%, superando la media europea del 74,1%. Tuttavia, la copertura delle reti ad altissima capacità (VHCN) è ferma al 77,6%, quasi otto punti sotto la media europea, con un divario che si allarga nelle aree rurali. Questo evidenzia l’urgenza di estendere la fibra nelle zone meno densamente popolate.
Le imprese italiane mostrano segni di accelerazione nell’adozione di servizi cloud, con una percentuale del 68,1%, rispetto al 46,7% della media europea. Anche l’uso dell’intelligenza artificiale è in crescita, passando dall’8,2% al 16,4% in un anno. Tuttavia, l’Italia rimane indietro rispetto alla media europea, dove l’adozione dell’AI è al 20%.
Un dato preoccupante è la forte divisione tra grandi imprese e PMI nell’uso dell’AI: il 53,1% delle grandi aziende utilizza questa tecnologia, contro solo il 15,7% delle PMI, con un divario di 37,4 punti che si è ampliato rispetto al 2024.
Il principale ostacolo strutturale è rappresentato dalle competenze digitali. La percentuale di cittadini con competenze digitali di base è salita al 54,3%, con un incremento di 8,5 punti rispetto al 2023, riducendo il divario rispetto alla media europea a 6,1 punti. Tuttavia, le proiezioni indicano che l’Italia raggiungerà il target previsto solo nel 2039. Gli specialisti ICT costituiscono solo il 3,8% degli occupati, in calo rispetto ai due anni precedenti, e lontani dall’obiettivo nazionale dell’8,4% e dalla media europea del 5%. Inoltre, la quota femminile nel settore ICT è del 16,6%, inferiore al 19,5% europeo.
In sintesi, l’Italia presenta un quadro complesso nel settore digitale, con progressi significativi in alcune aree ma anche con sfide notevoli, in particolare nella copertura delle reti nelle aree rurali, nell’adozione tecnologica tra le PMI e nello sviluppo delle competenze specialistiche.

