In Breve
- Qual è la posizione di Assobibe sulla sugar tax?
- Assobibe chiede l'abolizione della sugar tax, sostenendo che penalizza il settore e blocca investimenti.
- Quali sono gli impatti previsti della sugar tax?
- Si prevede un aumento del 28% della pressione fiscale e oltre 5.000 posti di lavoro a rischio.
- Come ha reagito il settore alle misure fiscali?
- Il settore ha registrato un aumento delle esportazioni e ha ridotto il contenuto di zucchero nelle bevande.
Assobibe, l’associazione che rappresenta il settore delle bevande analcoliche, ha lanciato un appello per l’abolizione della sugar tax, sostenendo che questa tassa non solo penalizza la crescita del comparto, ma blocca anche investimenti significativi e non apporta modifiche ai trend di obesità e ai consumi di zucchero.
Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe, ha sottolineato che la sugar tax è stata introdotta nel 2019, ma è stata più volte annunciata e sospesa. Ora, con i decreti attuativi pronti, si prevede l’avvio della tassa a gennaio. Secondo l’associazione, la sugar tax potrebbe bloccare investimenti per circa un miliardo di euro in macchinari, processi e innovazione, che le aziende stanno trattenendo in attesa di sviluppi normativi.
Il settore delle bevande analcoliche occupa circa 84.000 persone e genera un valore economico di 5 miliardi di euro. Inoltre, il 64% dei soci di Assobibe è costituito da piccole e medie imprese. Negli ultimi cinque anni, le esportazioni del settore sono aumentate del 120%, e dall’inizio del 2026, il comparto ha registrato una crescita del 3,7%, trainata dai mesi estivi e dall’aumento del turismo.
Secondo le stime di Assobibe, l’entrata in vigore della sugar tax comporterebbe un aumento medio del 28% della pressione fiscale per litro di soft drink, una riduzione dell’attività e delle vendite del 16% annuo nel biennio successivo e oltre 5.000 posti di lavoro a rischio. Sul fronte fiscale, l’incasso stimato dalla tassa è di 270 milioni di euro, mentre il minor gettito IVA è valutato in 265 milioni di euro.
Le imprese del settore avvertono che l’introduzione della tassa giungerebbe in un momento già critico, caratterizzato da forti aumenti dei costi energetici, delle materie prime e dei trasporti. Assobibe ha anche evidenziato l’impegno delle aziende per la salute pubblica, con vendite di bevande zuccherate in calo del 27% negli ultimi dieci anni e una riduzione del contenuto di zucchero nelle bevande del 44%. Il settore contribuisce solo all’1% delle calorie totali assunte in Italia e ha implementato protocolli con i ministeri della Salute, come il divieto di vendita nelle scuole e l’assenza di marketing rivolto ai minori di 13 anni.
Per dimostrare l’inefficacia della tassa nel modificare i tassi di obesità e i consumi di zucchero, Assobibe cita dati di paesi che hanno adottato misure simili, dove l’obesità è continuata a crescere e in alcuni casi anche i consumi complessivi di zucchero. Alcuni Stati europei, come la Danimarca, hanno poi fatto marcia indietro su tali misure.
La posizione di Assobibe ha trovato sostegno anche da Confindustria, dal mondo agricolo, dalla grande distribuzione, dal commercio e dai sindacati. È previsto un convegno a Roma, in cui esponenti dei vari partiti discuteranno le ragioni del settore, presentando dati e analisi per sostenere la richiesta di abolizione della sugar tax.

