In Breve
- Qual è il tema principale dell'incontro convocato dal governo?
- Il governo italiano discute del futuro dell'ex Ilva con imprese e sindacati.
- Quali sono le principali questioni in discussione?
- Finanziamenti, approvvigionamento di materie prime e un nuovo bando per settembre.
- Che tipo di proteste sono avvenute recentemente?
- Otto ore di sciopero da parte di sindacati con partecipazione di lavoratori dell'acciaieria e dell'indotto.
Il governo italiano ha avviato un dialogo con le imprese e i sindacati per esaminare il nuovo dossier relativo all’ex Ilva, un tema di grande rilevanza per l’industria siderurgica del paese. Palazzo Chigi ha già convocato una riunione di ministri per discutere la situazione, mentre oggi è previsto un incontro tra il governo e i rappresentanti sindacali.
Domani si svolgeranno colloqui con le imprese interessate a porzioni limitate dell’ex stabilimento, con l’obiettivo di valutare la possibilità di formare una cordata nazionale. Tra i partecipanti attesi figurano figure di spicco del settore, come il presidente di Viale dell’Astronomia Emanuele Orsini, il presidente di Federmeccanica Silvano Simone Bettini e il presidente di Federacciai Antonio Gozzi.
Le questioni sul tavolo sono molteplici e complesse. In primo luogo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha annunciato un nuovo bando per settembre, il quale avrà implicazioni significative per le politiche industriali e per l’offerta del gruppo Jindal.
Un altro nodo cruciale riguarda l’approvvigionamento di materie prime per la laminazione. Le bramme destinate a Taranto e i coils per Novi Ligure e Cornigliano stanno affrontando crescenti blocchi doganali all’importazione, complicando ulteriormente la situazione.
Inoltre, il finanziamento degli interventi industriali rappresenta un tema di preoccupazione. L’impianto DRI necessitava di circa 1 miliardo di euro, cifra inizialmente prevista in una società veicolo controllata da Invitalia, ma ridotta a 800 milioni. Attualmente, vi è un gap di 200 milioni di euro, parte della somma residua è stata destinata a opere di decarbonizzazione nel recente decreto PNRR.
Attualmente, sono disponibili 570 milioni di euro in contratti di sviluppo, ma questi risultano vincolati ad attività legate all’area a caldo, come l’altoforno 5, che non è più previsto. Generalmente, i contratti di sviluppo prevedono una ripartizione di finanziamenti privati e pubblici, con una media del 60% e 40% rispettivamente.
Recentemente, si sono svolte otto ore di sciopero indette da Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm e Usb, con una partecipazione che ha coinvolto non solo i lavoratori dell’acciaieria, ma anche quelli delle imprese appaltatrici e dell’indotto. Durante la protesta, la statale 7 davanti allo stabilimento di Taranto è stata occupata per un’ora.
Oggi, i sindacati si presentano al primo dei quattro incontri convocati dal ministro Adolfo Urso al Mimit, portando con sé proposte per misure straordinarie a tutela della continuità occupazionale e salariale. Tra le richieste figurano l’estensione dei benefici previdenziali per l’esposizione all’amianto, il prepensionamento, il riconoscimento dei lavori usuranti e incentivi all’esodo. Inoltre, i sindacati chiedono interventi pubblici diretti sulla decarbonizzazione e misure tipiche di dismissione e fine vita dell’impianto, con un elenco di provvedimenti assistenziali straordinari per chiusure definitive o semi-definitive.

