In Breve
- Come sta cambiando l'intelligenza artificiale il lavoro?
- L'intelligenza artificiale sta automatizzando compiti ripetitivi, cambiando la natura del lavoro e introducendo nuove sfide.
- Quali sono i rischi associati all'uso dell'AI nel lavoro?
- I rischi includono errori imprevisti e una riduzione della qualità del servizio a causa di un'eccessiva automazione.
- Qual è il futuro del lavoro con l'AI?
- Entro cinque anni, l'AI potrebbe gestire molti compiti, aumentando il carico cognitivo per i lavoratori umani.
L’adozione crescente di agenti basati su intelligenza artificiale (AI) sta rivoluzionando il panorama lavorativo, rendendo le attuali routine professionali potenzialmente obsolete in un arco di tempo sorprendentemente breve. Entro cinque anni, molti dei compiti ripetitivi e manuali potrebbero essere completamente automatizzati, lasciando spazio a nuove modalità di lavoro e interazione.
Tuttavia, l’automazione non è priva di sfide. L’AI, pur essendo in grado di gestire compiti complessi, presenta anche il rischio di errori imprevisti, un fenomeno noto come “jagged intelligence”. Questo si verifica quando i modelli AI riescono a risolvere problemi difficili ma inciampano su dettagli banali, portando a risultati inaffidabili.
Un esempio emblematico di questo fenomeno si trova nel settore dello sviluppo software, dove gli agenti AI possono generare fino al 90% del codice. Nonostante ciò, il rischio di “allucinazioni” e imprecisioni rimane elevato. Pertanto, la decisione su quali compiti delegare a un agente AI dovrebbe basarsi su due criteri fondamentali: il costo dell’errore e il costo della verifica.
Ad esempio, errori costosi, come una citazione errata in un documento legale, richiedono una supervisione umana più attenta, mentre compiti facilmente verificabili, come calcoli matematici, possono essere delegati con maggiore tranquillità. Anche compiti apparentemente unici possono includere sotto-attività con diversi profili di rischio. Il servizio clienti di primo livello, ad esempio, presenta costi di verifica relativamente bassi e percorsi di escalation chiari, mentre le interazioni più complesse richiedono competenze specialistiche e comportano rischi maggiori.
Le esperienze aziendali suggeriscono che un’eccessiva automazione può ridurre la qualità del servizio, portando a ristrutturazioni aziendali e al reinserimento di personale umano. In effetti, l’automazione parziale tende ad aumentare il valore dei lavoratori rimasti. Analogamente all’introduzione degli sportelli automatici nel settore bancario, la domanda di professionisti qualificati potrebbe aumentare, poiché questi fungono da controllo finale in processi lavorativi in cui un singolo errore può compromettere l’intero risultato.
Per massimizzare i benefici dell’AI, i leader aziendali devono identificare chiaramente i compiti delegabili, trasferirli agli agenti e ristrutturare i processi in modo che i dipendenti possano concentrare il loro tempo su attività a maggior valore, come la costruzione di relazioni e la supervisione. In uno scenario plausibile tra cinque anni, decine di agenti AI potrebbero operare in parallelo su proposte, qualificazione di lead e gestione dei ticket. Sebbene il lavoro ripetitivo sarà notevolmente ridotto, aumenterà il carico cognitivo per coloro che devono coordinare e verificare il lavoro degli agenti.
Per garantire che il cambiamento porti a benefici reali, sarà fondamentale proteggere la capacità di attenzione e mantenere un controllo umano sull’automazione. Solo così si potrà affrontare con successo la trasformazione del lavoro che l’intelligenza artificiale sta già iniziando a generare.

