In Breve
- Quali dispositivi sono stati modificati?
- Webcam Insta360, microfono Shure, monitor Asus ROG, chiavetta Elgato e mini-lampada Elgato.
- Quali sono i rischi evidenziati?
- Le periferiche possono essere facilmente compromesse con firmware malevoli.
- Quanto tempo ha impiegato l'ingegnere per le modifiche?
- Circa 13 ore e meno di 100 prompt all'IA.
Un ingegnere della sicurezza di Amazon ha recentemente dimostrato come l’intelligenza artificiale Claude Opus 5 possa essere utilizzata per effettuare il reverse engineering e modificare il firmware di diverse periferiche per PC. Questa operazione ha messo in luce la facilità con cui dispositivi come webcam, microfoni e monitor possono essere alterati, sollevando serie preoccupazioni riguardo alla sicurezza.
Tra i dispositivi coinvolti nel processo ci sono una webcam Insta360, un microfono Shure, un monitor Asus ROG Swift PG42UQ, una chiavetta di acquisizione Elgato e una mini-lampada Elgato. L’ingegnere ha descritto un processo che ha richiesto circa 13 ore e poco meno di 100 prompt all’IA per completare le modifiche desiderate. Il primo passo ha comportato il reperimento del firmware e dello strumento di aggiornamento dal produttore, seguito dall’esecuzione in un ambiente di reverse engineering.
Una volta completate le modifiche, è emerso che la maggior parte dei dispositivi non disponeva di adeguate protezioni per l’integrità del firmware. Solo la mini-lampada Elgato presentava alcune difese, ma queste sono state facilmente aggirate. Le modifiche hanno portato a funzionalità utili, ma anche potenzialmente pericolose. Tra queste, la disattivazione dell’indicatore di registrazione della webcam e la manipolazione del LED di mute del microfono, che continuava a segnalare disattivazione mentre il microfono rimaneva attivo.
In aggiunta, l’ingegnere ha rimosso un avviso periodico di ‘pixel cleaning’ sul monitor e ha replicato alcune funzioni dell’utility DisplayWidget su Linux, abilitando un reticolo hardware e un contatore FPS assegnabile a hotkey. Un altro risultato significativo è stata l’ottenimento di una shell di root su un monitor commerciale Dell.
Queste scoperte evidenziano che le periferiche moderne, essendo piccole unità di calcolo collegate a un host tramite meccanismi di aggiornamento del firmware, rappresentano obiettivi ideali per attacchi di reverse engineering automatizzati. Questo aumenta il rischio che dispositivi esterni possano essere compromessi con firmware malevoli.
L’ingegnere ha espresso preoccupazione per l’automazione offerta dall’IA, che potrebbe ridurre drasticamente il tempo e le risorse necessarie per condurre tali attacchi. Ha inoltre avvertito della possibilità che, in futuro, possano emergere malware autoriproduttivi in grado di sondare l’ambiente e tentare di insediarsi su accessori, dispositivi IoT e attrezzature industriali vicine a sistemi compromessi.

