In Breve
- Qual è l'età di uscita per la pensione di vecchiaia nel 2031?
- L'età di uscita per la pensione di vecchiaia nel 2031 sarà di 67 anni e 8 mesi.
- Quali sono i requisiti per la pensione anticipata?
- I requisiti per la pensione anticipata aumenteranno a 43 anni e 6 mesi nel 2031.
- Come influirà l'aumento dell'età pensionabile sulla spesa pubblica?
- La spesa pensionistica è attesa crescere fino al 17,1% del PIL nel 2041.
Secondo le ultime stime della Ragioneria generale dello Stato, l’età per la pensione di vecchiaia in Italia subirà un incremento progressivo nei prossimi anni. Si prevede che raggiunga i 67 anni e un mese nel 2027, 67 anni e tre mesi nel 2028, 67 anni e sei mesi nel 2029 e 67 anni e otto mesi nel 2031. Queste proiezioni si basano sulla Legge di bilancio dello scorso anno e sul Documento di finanza pubblica di aprile, che hanno fornito le ultime stime macroeconomiche.
Per quanto riguarda la pensione anticipata, i requisiti contributivi aumenteranno a 42 anni e 11 mesi nel 2027, 43 anni e un mese nel 2028, 43 anni e quattro mesi nel 2029 e 43 anni e sei mesi nel 2031. È importante notare che per le donne è previsto un anno di contributi in meno.
Questo innalzamento dei requisiti pensionistici è strettamente legato all’evoluzione demografica e all’aumento della speranza di vita. Tuttavia, non sarà sufficiente a fermare la crescita della spesa pensionistica in rapporto al PIL, che è attesa raggiungere un massimo del 17,1% nel 2041. Questo livello si manterrà per il triennio successivo, per poi cominciare a ridursi dal 2045, scendendo al 16,2% nel 2050 e al 14% nel 2070.
La progressiva applicazione del sistema contributivo come unico metodo di calcolo, insieme all’adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita, contribuirà a contenere la spesa e a ridurre il rapporto pensioni/PIL nel lungo periodo. Si stima che la spesa complessiva per pensioni, sanità e assistenza a lungo termine crescerà fino al 25,5% del PIL nel 2044.
Analizzando il quadro storico, si evidenzia che gli incrementi della spesa pensionistica nei trienni 2008-2010 e 2012-2014 sono stati legati alla recessione e al calo del prodotto interno lordo, che hanno portato la spesa al 25,3% nel 2020 durante la pandemia. Successivamente, si è assistito a una riduzione al 22,1% nel 2023 grazie al recupero del PIL. Le proiezioni attuali indicano una nuova crescita fino al 23,2% nel 2030 e un ulteriore aumento fino al picco di metà secolo, per poi stabilizzarsi intorno al 23% nel 2070, comunque al di sopra dei livelli del 2018 e del 2023.
In vista della prossima manovra, è stata avanzata la proposta di consentire, per il triennio successivo, la pensione anticipata a 64 anni, con l’intero assegno calcolato secondo il metodo contributivo e con una possibile riduzione della soglia minima della pensione maturata. Tuttavia, la decisione finale rimane in mano al legislatore.
Il presidente dell’INPS ha sottolineato l’aumento dei lavoratori oltre i 55 anni tra il 2019 e il 2025, evidenziando che chi supera tale età può scegliere di rimanere attivo. Il dibattito sul futuro della protezione sociale, quindi, riguarda anche gli anni di vita che si restituiscono a chi continua a lavorare.

